EDITORIALE| Modena – Caliendo: un tiro alla fune in procinto di terminare nel peggiore dei modi

EDITORIALE| Modena – Caliendo: un tiro alla fune in procinto di terminare nel peggiore dei modi

Modena, anni di agonia e di promesse disattese. E’ ora di una svolta

 

A tirare la corda, prima o poi si spezza. Chi conosce questo detto popolare sa benissimo a cosa si riferisce la corda e dato che si sta parlando del Modena calcio non può che venire a mente il rapporto tra la società, comune e tifosi. Ed in effetti attualmente sembra che questa corda sia al limite dello sfilacciamento a causa delle promesse e dichiarazioni in parte mantenute o totalmente ignorate dal presidente Caliendo. L’operato degli ultimi anni non è stato all’altezza della piazza, è inutile nascondersi dietro ad un dito, perchè Modena obiettivamente ha una storia tra Serie B e Serie A e centra ben poco con le recenti annate disastrose in Serie B e  bassa Lega Pro (o ex Serie C se si preferisce chiamarla così). Senza addentrarsi in un passato non troppo lontano, gli ultimi anni possono essere considerate come il raschio del barile dato che ormai quello che di buono era rimasto della società gialloblu si è letteralmente sgretolato. Basti pensare alla questione stadio, un fiore all’occhiello della provincia, che può vantare nella sua storia partite di Serie A e di Europa League, lasciato praticamente al proprio destino: guano di piccione sui seggiolini, profilattici usati nel box per telecronisti ed in generale una sporcizia che rasenta l’imbarazzo. In primo piano anche le condizioni pietose delle palestre dello stadio ed il mega-schermo utilizzato per il Pavarotti & co, oggi tristemente fuori uso e spento sopra il settore ospiti. Un panorama triste che richiama rabbia e delusione, rilfesso di una società attualmente non in grado di sostenere una squadra di importanza storica come il Modena. Partendo dal presupposto che è ancora ignota l’appartenenza del club, con la palla che passa dalla famiglia Caliendo alla società  lussemburghese Word Promotion Company, è facile però risalire all’attuale condizione economica del club. Dati alla mano, le ultime sessioni di mercato sono state caratterizzate dal “risparmio” in particolare dovuto all’ingaggio di allenatori e giocatori  non all’altezza della Serie B (Crespo insegna) e della Lega Pro. In partica, “c’è poca trippa per gatti”. Un continuo via vai di  comunicati stampa con il comune, il silenzio stampa che dura da mesi ed una squadra sul punto di essere sfrattata dal proprio stadio sono un lampante segno di disorganizzazione: signori, qual’è il vostro obiettivo ora? Promesse ne sono state fatte a bizzeffe in questi ultimi anni di gestione, sono trovate scuse apparentemente anche abbastanza imbarazzanti per cercare una scappatoia ai vari errori di mercato ( Ebagua che sogna di giocare a Bari oppure il padre di Galabinov che accetta a mezzanotte e un minuto il trasferimento nell’ultimo giorno di mercato) ma non è mai stato fatto nulla di concreto per cercare di trovare la fiducia della città e dei sostenitori della squadra. Adesso basta quindi, basta prendere in giro e prendersi per i fondelli da soli. La società faccia un bilancio generale della propria gestione e faccia  mea culpa.  E’ lampante la necessità di una società nuova, con capitali diversi e con persone nuove al vertice per cercare di ridare vitalità ad una signora che, a 105 anni di storia invidiabile, meriterebbe un trattamento completamente differente.

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